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Critica di Giuseppe Toffolo del mio libro "Scatti Solidali per Nuovi Traguardi"

L’ARTE DI BRUNO BRESSAN

Nel corso della mia esperienza di critico d’arte ho potuto approfondire la conoscenza di fotografi di fama come Roiter, e di artisti che si stanno imponendo all’attenzione del grande pubblico. Per due di questi, Renato D’Agostin e Lucia Basso, ho anche avuto l’onore di “lanciarli” quand’erano agli esordi.
Roiter, secondo me, è il maestro della fotografia magica, sognante e sognatrice. Si tratta di una semplificazione, naturalmente, ma capace di aiutare la comprensione della sua grande arte. É la capacità di trasformare in sogno ed interpretare come sogno un’inquadratura che in altre mani sarebbe potuta essere banale.
Il giovane D’Agostin, che attualmente lavora in un prestigioso studio a New York, opera secondo altri e diversi protocolli. Egli impone direttamente alla sua opera la propria filosofia di vita, in modo da rappresentare nelle immagini da lui elaborate e composte, dei precisi significati simbolici. Conseguentemente, egli preferisce la foto in bianco e nero, dato che non è detto che le idee abbiano dei colori.
Lucia Basso è geniale nel cogliere l’attimo, e non si lascia sfuggire lo scatto che coglie l’essenza di qualsiasi avvenimento. Sia questo la marcia di operai in sciopero, sia una caotica festa in Piazza San Marco, sia un qualsiasi movimento di folle riunitesi con qualsiasi pretesto. Ma è capace anche di cogliere l’essenza di un processo lungo come lo sbocciare del fiore d’una pigrissima pianta grassa. E lo fa sapendo, per qualche prodigiosa, arcana facoltà che possiede, rappresentare il tutto cogliendo il particolare più significativo.

Se, a fronte dell’arte di questi tre fotografi, dovessi definire con un solo aggettivo quella di Bruno Bressan, direi che è amorevole. Certo, tutti gli artisti amano i soggetti della loro arte, ma l’amore di Bruno è così intenso e totale da permeare e caratterizzare tutta la sua opera.
Il libro che oggi viene presentato è frutto di tre anni di un intenso ed entusiasmante lavoro. Raccoglie scatti accuratamente selezionati fra le migliaia con cui ha ritratto la fauna e la flora dell’Agordino. Bruno l’ha fatto superando molti ostacoli d’ordine organizzativo e immaginabili disagi, come le alzatacce antelucane, le lunghe attese in gelide buche ed in capanni mimetizzati, ed è riuscito a trasfondere ugualmente nelle foto tutta l’emozione, tutta la gioia provata in quei momenti. Superando di slancio la pur grande delusione delle volte in cui l’attesa nella posta andava delusa.
Le sue foto sono fatte in piena luce e, se confrontiamo la sua estetica con quella dei tre fotografi sopra ricordati, gli scatti puntano alla pienezza dei colori, all’atmosfera concentrata tutta sul soggetto, al primato del soggetto, alla spontaneità del suo esistere nel quadro più esteso di un’incantevole natura d’alta montagna (e che montagna, le Dolomiti).
Nelle immagini di questo bellissimo libro fotografico, ritrovo anche qualcosa di disneyano, nel senso più elevato del termine.
Dalla complessità del procedimento del cartone animato, e dalla ugualmente complessa, paziente posta fotografica di Bruno, spesso estenuante, insieme con la sua indubitabile professionalità, la natura non umana (animali terrestri, volatili, piante, fiori, rocce, torrenti, nevi, cime di monti), comunemente collocata come genere un gradino sotto la nostra presunta superiorità, viene colta in tutta la sua ingenuità, innocenza e spontaneità. In tutta la sua bellezza, in tutto il suo slancio vitale, in un’unità che fa di cento scatti un solo inno di gioia.
Virtù, codeste, certamente superiori alla nostra poco giustificabile presunzione. Dalle quali, pensiamo, viene il nome di Bambi, da bambino, il cerbiatto dei cartoni animati: il cerchio si chiude, riportandoci all’innocenza dell’infanzia, spesso da noi perduta.
A differenza dei soggetti umani, nessuno di quelli fotografati da Bruno si mette in posa: forse un animale potrebbe anche farlo, d’istinto, ma, logicamente non lo possono fare i soggetti-oggetti inanimati, come le rocce o le cime dei monti. Per questi, la posa è quindi una condizione eterna ed immutabile. Ma c’è modo e modo di coglierla, com’è riuscito a Bruno.
Sicuramente i lettori - se si può dire che ammirare una foto sia un modo di leggere - che scorreranno le pagine di questo libro prezioso si sentiranno attratti dalle immagini che più incontrano il loro gusto personale.
Vi propongo allora alcune che mi hanno particolarmente colpito, come quella dello sguardo lucido dello scoiattolo immobile sul ramo, che si volge curioso alla foresta. O quello della volpe che ha in qualche modo percepito una presenza estranea, quella del fotografo.
Ed ancora, le rituali e talvolta terribili schermaglie amorose di due galli forcelli. Il leprotto sulla neve che si staglia contro il buio della foresta. Il falco appollaiato in equilibrio instabile sulla punta d’un ramoscello. Le marmotte dallo sguardo furbetto al risveglio dal letargo. Il ruscello ghiacciato. Il daino dall’occhio fiducioso, che contrasta con quello minaccioso del cervo in un altro scatto. La faticosa arrampicata d’una lumaca su un arbusto…
Per non dire dei fiorellini, delle cime avvolte da una nebbia che si va sfilacciando, del pettirosso e degli altri uccellini. Per non dire della sorprendente ricchezza, in generale, della fauna e della flora del nostro Agordino, di cui Bruno ci offre un ricco, amorevole catalogo.

Giuseppe Toffolo


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